Discussione:
1919, le contese tra Russia e Polonia
(troppo vecchio per rispondere)
Piero F.
2006-01-01 17:06:15 UTC
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Sollecitato da un appello apparso in ICS (lanciato da Mummert), si sono
impegnato in una discussione in Wikipedia con un polacco di nome Boraczek,
a proposito della guerra russo-polacca del 1920 (voce "Polonia", sezione
Storia).
Il tutto ha avuto origine dalla contestazione di Mummert riguardo alla
seguente frase:
«Poco dopo la capitolazione della Germania nel novembre 1918, la Polonia
riguadagnò l'indipendenza come Seconda repubblica polacca. Un nuovo
pericolo, l'aggressione Sovietica, si manifestò nel 1919 (guerra
polacco-sovietica), ma la Polonia riuscì a respingere l'attacco.»

L'amico polacco riconosce, in sede di discussione, che questa è la
versione corrente in Polonia, ma che personalmente è disposto a prendere
atto di una diversa realtà. Tuttavia, può arrivare al massimo a
riconoscere che sia la Polonia che la Russia abbiano tentato di
impadronirsi di territori che non erano loro: entrambi voraci ed
espansionistici, i due Stati si sono contesi "terre di nessuno", oppure
destinate ad essere indipendenti (in particolar modo l'Ucraina).
Secondo lui, la guerra russo-polacca non iniziò nel 1920 con l'invasione
dell'Ucraina da parte delle armate di Pilsudski, bensì nei primi mesi del
1919 con l'Armata Rossa che si presentò a Vilna, Minsk e Kiev,
scontrandosi con le truppe polacche che presidiavano quelle città. Cosa ci
facessero lì le truppe polacche, non l'ha ancora spiegato...
Ciò comunque giustifica la visione polacca della faccenda, secondo la
quale la guerrà iniziò nel 1919 con un'aggressione russa immotivata ai
danni di bielorussi, lituani, ucraini, e polacchi che... li difendevano, e
non nell'aprile del 1920 con l'entrata dei polacchi a Kiev, in quanto lì
si trattava di una fase successiva della guerra, in cui la Polonia
prestava aiuto alla Repubblica Ucraina di Petljura, aggredita a sua volta
dai russi.

A me risulta tutt'altro.
I territori che la Polonia occupò nel 1918 le erano stati promessi dalla
Germania, avendoli essa acquisiti tramite il trattato di Brest-Litovsk.
Anzi, per la precisione i polacchi occuparono territori ben oltre quelli
ceduti dalla Russia in quel trattato. In questo caso, Boraczek invoca il
diritto di "occupazione de facto", come dire che se uno occupa un
territorio senza che il legittimo proprietario sia in grado di opporsi,
questo diventa automaticamente dell'occupante... Almeno l'usucapione
richiede vent'anni di possesso senza reclamo altrui :-))
Ho obiettato che il Trattato di Versailles (Sez. XIV, art. 116 e 117)
restituiva quei territori alla Russa, o agli Stati che da essa si erano, o
si sarebbero formati. Sicuramente non li assegnava alla Polonia, perché
nella sez. VIII, art. 87 si dichiarava che i confini orientali della
Polonia sarebbero stati stabiliti in seguito dagli alleati. E da questo
articolo scaturì la proposta di Lord Curzon, presentata nel dicembre del
1919, di stabilire il confine secondo una linea etnica, linguistica e
religiosa. La Linea Curzon fu accettata dai Russi (con ulteriori
concessioni, di propria sponte, alla Polonia) ma rifiutata dai polacchi.

Boraczek sostiene che quelle norme di Versailles non significavano affatto
il ritorno alla Russia di quei territori, e che comunque il Trattato di
Versailles fu firmato in giugno, e invece i russi erano già penetrati in
quei territori a cavallo tra il 1918 e il 1919, quando vigeva ancora il
Trattato di Brest-Litovsk, che privava "de jure" la Russia del loro
possesso.
Evidentemente non è conosciuta, in Polonia, una della clausole
d'armistizio dell'11 novembre 1918, a Compiegne: la Germania riconosceva
la nullità del Trattato di Brest-Litovsk, e il 18 novembre Lenin a sua
volta lo denunciava: l'Armata Rossa partiva dunque a riprendere possesso
di ciò che aveva ceduto alla Germania, e nel frattempo occupato dai
polacchi. Nei primi mesi del 1919 ci furono scontri e scaramucce, ma
nessuno di essi può essere considerato un vero "atto di guerra". Pilsudski
abbozzò, e ritirò le truppe senza impegnarle in estenuanti combattimenti.
Sperava di avere con la diplomazia ciò che per il momento i russi si
riprendevano.
Quando fu firmato il Trattato di Versailles (giugno 1919) l'unica
differenza con le norme dell'armistizio di Compiegne, era l'accenno a
garanzie, oltre che alla Russia, anche a "Stati che si erano formati
dall'ex impero zarista", ma da questi era esclusa la Polonia, giacché di
essa si occupava l'intera sezione VIII.

Nell'ex impero zarista si moltiplicavano le dichiarazioni d'indipendenza,
ma i nuovi stati già riconosciuti internazionalmente all'epoca di
Versailles erano solo tre, Lituania, Lettonia ed Estonia (la Russia li
riconoscerà, obtorto collo, più tardi).
La Bielorussia si proclamò Repubblica Sovietica già nel 1918, ma come tale
fu riconosciuta solo dalla Russia. Per la comunità internazionale, era
quindi parte integrante del territorio russo, com'era *al primo agosto
1914* (questa formulazione appare sia nell'armistizio di Compiegne che nel
trattato di Versailles).
Quanto all'Ucraina, l'indipendenza proclamata nel 1917, durante la
rivoluzione, non fu riconosciuta da alcuno. Successivamente vi furono due
proclamazioni antitetiche; una da parte dei bolscevichi, che costituirono
la Repubblica Sovietica, e l'altra da parte dei nazionalisti, che
proclamarono la Repubblica Popolare. Mentre i sovietici controllavano Kiev
e quasi tutto il territorio, i nazionalisti di Petljura controllavano solo
la Galizia orientale (o Ucraina occidentale, secondo i punti di vista).
Dire, come fa Boraczek, che Pilsudski aveva tutto il diritto di allearsi
con Petljura per liberare l'Ucraina dai russi, significherebbe
giustificare qualsiasi intervento armato a fianco di un movimento
secessionista in un altro paese. E non con una legione volontaria, come si
fa in questi casi, ma proprio con l'esercito regolare!

Insomma, per Boraczek abbiamo, nel peggiore dei casi, una violazione sia
da parte polacca che da parte russa, perché l'Ucraina era comunque uno
stato indipendente. Poco importa se poi gli ucraini si schierarono
compatti coi russi per cacciare i polacchi, e che Petljura dovette
scappare all'estero (fu poi assassinato a Parigi): dal punto di vista
polacco, se l'azione di Pilsudski non fu proprio limpida, i maggiori torti
sono russi, in quanto i bolscevichi aggredirono una nazione indipendente
"de facto" se non "de jure". A questo punto, sarebbe indipendente "de
facto" anche la Padania, dopo le dichiarazioni del 1996, e la costituzione
di un parlamento a Chignolo Po...

Insomma, prima di riprendere la discussione con Boraczek (che comunque ho
invitato a intervenire in questo ng), vorrei che qualcuno, se in possesso
di documenti o fatti che riguardino queste vicende e che mi fossero
sfuggiti, me ne rendesse edotto. Non mi servono, invece, commenti da parte
di chi ritiene che i bolscevichi avevano sempre torto perchè bolscevichi,
a prescindere :-)

--
Piero F.
d***@jumpy.it
2006-01-02 21:42:10 UTC
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Senti nel frattempo però ho modificato la voce ; siamo stati anche
troppo precisi nel discutere con l'amico polacco il fatto in questione
quasi all'infinito; inoltre noi abbiamo argomentato la nostra tesi con
date, fatti, notizie, aneddoti, particolari e soprattutto fonti, cosa
che l'interlocutore contrario a tutto ciò, non ha mai fatto al di
fuori di citare un articolo su Wilkypedia inglese: ne più ne meno la
"gemella", per contenuti, nascita e soprattutto per "concezione
editoriale" che era già in discussione, quindi sostanzialmente senza
valore.
La versione da me introdotta la trovi più in basso: noterai che è la
tua, con la modifica delle prime righe forse addirittura più
"addolcite". Inoltre ho aggiunto ciò che ho appreso dall'ultima fonte
citata nel precedente mio messaggio e cioè lo scambio di proposte di
trattative (rifiutate dai polacchi) e l'appello sovietico al governo e
popolo polacco al fine di evitare la guerra, anch'esso eluso.
Nonostante tutto non cito questi fatti, esplicitamente, facendo solo un
breve e vago cenno, rendendo per il nostro amico polacco, per il
momento ancora piu' dolce la "pillola". Spero che tu, in futuro,
scriverai come dettomi qualche giorno fà, la versione più ampia,
magari integrale, in una voce apposita dei fatti in questione. Tuttavia
non è detto che la stessa modifica da me introdotta sulla pagina di
storia generale della Polonia, non possa essere ulteriormente ritoccata
per renderla, spero, più oggettiva possibile.

Righe introdotte (a sostituzione della versione "polacca"):



Ad oriente però, la tensione crebbe nei confronti della Russia ora
alle prese con una guerra civile. Dopo qualche tentativo diplomatico, i
polacchi ruppero gli indugi, attaccando le truppe russe a Zitomir sulla
strada per Kiev che sarà presa il 6 Maggio. Lo scenario cambiò nel
giro di un altro mese con la controffensiva sovietica; a metà di
questa gli inglesi si offrirono di mediare le trattative, ma a questo
punto fù la Russia Bolscevica a rifiutare e voler continuare
l'offensiva che la porterà fino alle porte di Varsavia. Con l'aiuto
francese, la Polonia cambiò le sorti della guerra ancora una volta con
una delle battaglie più decisive della storia, definita dai giornali
dell'epoca, "il miracolo della Vistola". Nel contrattacco che ne
seguì, la Polonia occupò buona parte della Bielorussia, il territorio
di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina. La Russia
bolscevica, ancora alle prese con la propria guerra civile e con
disordini interni, desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del
1921 riconobbe le conquiste polacche in Bielorussia e in Ucraina,
fissando il confine russo-polacco circa 250 km. più a est della linea
proposta da Lord Curzon. Il territorio di Vilna, rivendicato dalla
Lituania con l'assenso dei russi, fu poi annesso alla Polonia nel 1922,
tramite plebiscito. Tali confini restarono sostanzialmente invariati
fino al settembre del 1939, tranne l'acquisizione di Cieszyn/Teschen a
spese della Cecoslovacchia."
.sergio.
2006-01-04 01:59:02 UTC
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Post by d***@jumpy.it
La versione da me introdotta la trovi più in basso: noterai che è la
tua, con la modifica delle prime righe forse addirittura più
"addolcite". Inoltre ho aggiunto ciò che ho appreso dall'ultima fonte
citata nel precedente mio messaggio e cioè lo scambio di proposte di
trattative (rifiutate dai polacchi) e l'appello sovietico al governo e
popolo polacco al fine di evitare la guerra, anch'esso eluso.
Nonostante tutto non cito questi fatti, esplicitamente, facendo solo un
breve e vago cenno, rendendo per il nostro amico polacco, per il
momento ancora piu' dolce la "pillola".
mah. io gia' dubitavo seriamente della serieta' di wikipedia.
Se ora ho una ulteriore conferma che per scrivere gli articoli , pur
documentati, bisogna indorare la pillola al cerbero di turno la cosa
diventa DAVVERO RIDICOLA.
Post by d***@jumpy.it
Ad oriente però, la tensione crebbe nei confronti della Russia ora
alle prese con una guerra civile. Dopo qualche tentativo diplomatico, i
polacchi ruppero gli indugi, attaccando le truppe russe a Zitomir sulla
strada per Kiev che sarà presa il 6 Maggio. Lo scenario cambiò nel
giro di un altro mese con la controffensiva sovietica;
CUT

hai presente i pastoni politici del Tg1 fatto dai vari Pionati, fatti ad
arte per non far capire nulla? :)


Sergio
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
d***@jumpy.it
2006-01-04 10:27:16 UTC
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Grazie Sergio...quella è esattamente la mia parte...il resto è di
Piero F....::))
Piero F.
2006-01-06 12:47:48 UTC
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Post by d***@jumpy.it
Grazie Sergio...quella è esattamente la mia parte...il resto è di
Piero F....::))
Per la precisione, il testo che avevo proposto era il seguente:
---
Dopo aver raggiunto l'indipendenza, la Polonia entrò in urto con la Russia
Bolscevica a causa dei confini orientali, rimasti indefiniti nei trattati
di Versailles, e della situazione politica, alquanto instabile,
dell'Ucraina. Nel corso del 1919 tra russi e polacchi si verificarono
scontri e scaramucce a oriente del fiume Bug, nei territori che ognuno dei
contendenti rivendicava per sé. Nel dicembre di quello stesso anno,
l'inglese Lord Curzon propose una linea di confine (che diverrà nota come
"Linea Curzon"), che aveva stabilito secondo criteri etcnici, linguistici
e religiosi. I polacchi non l'accettarono, poiché la giudicavano
sfavorevole nei confronti delle minoranze polacche che sarebbero rimaste
escluse dalla nazione. Nell'aprile del 1920 le armate polacche entrarono
allora a Kiev, sostenute dai nazionalisti ucraini, per costituire
un'Ucraina indipendente, e federata alla Polonia. Questo fu l'inizio di
una guerra vera e propria, poiché la reazione dell'Armata Rossa non si
limitò a respingere i polacchi oltre la linea Curzon, ma li inseguì fino
alle porte di Varsavia. Con l'aiuto francese, la Polonia cambiò le sorti
della guerra con una delle battaglie più decisive della storia, definita
dai giornali dell'epoca, "il miracolo della Vistola". Nel contrattacco che
ne seguì, la Polonia occupò buona parte della Bielorussia, il territorio
di Vilna, e la parte più occidentale dell'Ucraina. La Russia bolscevica,
ancora alle prese con la propria guerra civile e con disordini interni,
desistette dalla lotta, e col Trattato di Riga del 1921 riconobbe le
conquiste polacche in Bielorussia e in Ucraina, fissando il confine
russo-polacco circa 250 km. più a est della linea proposta da Lord Curzon.
Il territorio di Vilna, rivendicato dalla Lituania con l'assenso dei
russi, fu poi annesso alla Polonia nel 1922, tramite plebiscito. Tali
confini restarono sostanzialmente invariati fino al settembre del 1939,
tranne l'acquisizione di Cieszyn/Teschen a spese della Cecoslovacchia."
---

Secondo me, modificando la prima parte, non hai chiarito ciò che accadde
nel 1919. Tieni presente che per molti storici, la guerra russo-polacca è
datata 1919-20, per altri (ma credo siano una minoranza) 1920-21.
Sul sito di Wikipedia inglese sono spiegate le ragioni di entrambe le
correnti, e il mio personale convincimento è che nel 1919 non si poteva
ancora parlare di guerra, ma solo di scontri di frontiera. Proprio perché
le frontiere non erano ancora definite, e dunque entrambi i contendenti
potevano avere dei torti e delle ragioni.
Tutto cambia con la pubblicazione del Trattato di Versailles (giugno
1919), che demandava agli Alleati il diritto di definire le frontiere tra
Polonia e Russia.
Infatti, dopo il Trattato, gli scontri si diradarono, e dall'agosto fino
alla fine dell'anno, non ve ne furono più. Ecco la lista delle battaglie
del 1919:
Soviet "Target Vistula" offensive (January-February 1919)
Battle of Bereza Kartuska (February 9, 1919: the first battle of the
conflict)
Operation Wilno: Polish offensive to Wilno (April 1919)
First Battle of Lida (April 1919)
Operation Minsk: Polish offensive to Minsk (July-August 1919)
Battles of Chorupan and Dubno (July 19, 1919)

Si tratta di scaramucce, e non di vere e proprie battaglie. Comunque i
polacchi decisero di attendere una soluzione negoziata, promessa dal
Foreign Office inglese. In dicembre Lord Curzon rese nota la sua famosa
"Linea", che fu immediatamente rifiutata dalla Polonia, anche se la Russia
si offrì di cedere ulteriori province a est del fiume Bug. La prima
reazione polacca, nel gennaio successivo, fu di aiutare la neonata
repubblica di Lettonia a ingrandirsi a spese della Russia:
Battle of Daugavpils: joint Polish-Latvian operation (January 3, 1920)

Poi le armi tacquero, mentre Pilsudski si accordava con Petljura per
invadere l'Ucraina e farne una Repubblica federata alla Polonia. Secondo
tanti storici (e anche secondo me) la guerra vera iniziò con questo atto
di aggressione, perché ADESSO la Polonia aveva dei confini, tracciati da
Curzon in ottemperanza all'Art. 87 di Versailles. Se prima si potevano
addebitare gli scontri armati a una situazione confusa e fluida, ora
uscire dai propri confini per marciare su Kiev rappresentava un atto di
guerra nei confronti della Russia: una vera AGGRESSIONE, a norma del
diritto internazionale.
Ma i polacchi sostengono che la Linea Curzon non era vincolante, era solo
una *proposta*, che quindi potevano benissimo rifiutare: ecco dunque la
ragione per cui tendono a considerare la marcia su Kiev come un semplice
prolungamento della situazione del 1919, e non come una guerra iniziata in
quel momento, a causa del loro sconfinamento e dell'aggressione
dell'Ucraina. La quale era, dal punto di vista internazionale, parte
integrante della Russia, giacché nessuna grande potenza aveva mai
riconosciuto le dichiarazioni d'indipendenza dei bolscevichi, né tantomeno
dei nazionalisti di Petljura.
Ai polacchi, però, fa comodo sostenere che l'Ucraina aveva un'indipendenza
"de facto", e - guarda caso - quella "giusta" era quella proclamata da
Petljura. Il loro gesto è visto perciò come una normale _alleanza_ con lo
Stato ucraino, per liberarsi dalla presenza dei russi, che ne negavano
l'indipendenza.
Ovviamente la cosa non è accettabile, però la tua formulazione «Dopo
qualche tentativo diplomatico, i polacchi ruppero gli indugi, attaccando
le truppe russe a Zitomir sulla strada per Kiev che sarà presa il 6
Maggio», mi sembra troppo colpevolizzante per il punto di vista "neutro"
raccomandato da Wikipedia.
Ho l'impressione che a Boraczek non andrà tanto bene ;-)

P.S. Ecco le battaglie della guerra vera e propria:
Kiev Offensive (May-June 1920)
Battle of Wolodarka (May 29, 1920)
Battle of Brody (29 July - 2 August 1920)
Battle of Lwów (July-September 1920)
Battle of Tarnopol (July 31-August 6, 1920)
Battle of Warsaw (August 15 1920)
Battle of Raszyn, Battle of Nasielsk, Battle of Radzymin (August 14-August
15, 1920)
Battle of Zadwórze: the "Polish Thermopylæ" (August 17, 1920)
Battle of Sarnowa Góra (August 21-August 22, 1920)
battle of Zamosc (August 29, 1920) - Budiony's attempt to take Zamosc
Battle of Komarów: great cavalry battle, ending in Budionny's defeat
(August 31, 1920)
Battle of Hrubieszów (September 1, 1920)
Battle of Kobryn (1920) (September 14-September 15, 1920)
Battle of Dytiatyn (September 16, 1920)
Battle of Brzostowica (September 20, 1920)
Battle of the Niemen River (September 26-28 1920)
Battles of Obuchowe and Krwawy Bór (September 27-September 28, 1920)
Battle of Zboiska
Battle of Minsk (October 18, 1920)

--
Piero F.
d***@jumpy.it
2006-01-06 14:15:47 UTC
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Caro Piero, in effetti la formula da me scelta è abbastanza
"vaporosa". Il fatto è che l'argomento è uno dei più interpretati; e
secondo me invece, uno dei meno interpretabili. Qui c'è da dirimere
una cosa: che cosa porta nell'ambiente storiografico a vedere la
Polonia sempre e comunque con occhio benevolo, per usare un eufemismo.
Ora, attraverso le fonti già citate e soprattutto il capitolo dedicato
alla storia e alla struttura sociale e politica dell'Ucraina di quel
periodo, sto' preparando anche una risposta a Luca, che attraverso una
fonte scritta del 1919 (affascinante comunque) ha argomentato cercando
di illuminare la situazione e portando qualche "punto" alla causa
polacca. Se, come ho letto in una parte nella risposta di Luca,
volessimo veramente andare a vedere le percentuali etniche in ogni
città e villaggio (i polacchi erano del tutto o quasi assenti in
campagna) credo, che a fronte delle altissime percentuali di ucraini,
russi bianchi, ebrei ecc la "causa polacca" non avrebbe da guadagnare
come sembrerebbe attraverso un'analisi superficiale. Non vedo come ad
esempio, si possa dire che siccome due dei tre garndi imperi che
avevano circondato fino ad allora la Polonia erano caduti, sia da
comprendere che quest'ultima cercasse di "schiacciare" le velleità del
terzo impero di ripresa, attraverso non solo un'azione ostile
diplomatica, l'invio di truppe "non ufficiali", una coalizione con gli
stati occidentali piu' anticomunisti tesa all'intromissione in uno
stato straniero e sovrano ma addirittura progettando e successivamente
compiendola, un'invasione militare per ricostituire una "Grande
Polonia". Non solo: attraverso pseudoindipendenze, il maresciallo
polacco avrebbe voluto creare una lega di nazioni indirettamente legate
(ai limiti del vassallaggio) ad essa, così che la Polonia sarebbe
divenuta senza ombra di dubbio la prima potenza dell'area e viene da
pensare, almeno a me, visti i comportamenti in politica estera appena
riacquistata l'indipendenza e con ancora una forza relativa, che se ci
fosse riuscita da Impero a Imperialista, il passo sarebbe stato breve.
Non capisco come tutto ciò possa passare per la Polonia, mentre i
passi della Germania di Hitler, soprattutto i Sudeti e Danzica che in
confronto sono richieste sicuramente più giustificabili siano divenute
in Storia, l'esempio della protervia, del cinismo, della sottomissione,
dell'uso della forza ecc
Ora, d'accordo credo sulla "matrice" delle intenzioni del Terzo Reich,
inizio fortemente a pensare che nel giudizio sulla Polonia e
soprattutto sul periodo e gli accadimenti in questione, intervenga e
sia intervenuto nel tempo e in molti livelli, il fatto che essa sia
posizionata tra due degli stati più odiati e "arginati" dalle potenze
occidentali: Germania e Russia. Ma non solo: passi per la prima che ha
avuto la "pretesa" di unificarsi sconvolgendo cosi' le due nazioni che
da secoli si dividevano il mondo, Francia e Inghilterra, al punto che
da acerrimi nemici quali erano divenirono (con il tempo) alleate
indossulubili, ma la seconda (la Russia) ha nella sua storia la "colpa"
di essere stata addirittura comunista!! Ecco, vorrei che tutti,
ragionando sulla guerra RussoPolacca, stessimo attento riportando le
fonti, al clima che c'era e che c'è addirittura oggi nell'ambiente
storiografico rispetto "i rossi". Luca ha notato onestamente come nel
testo da lui consultato ci fossero parti esplicitamente antigermaniche;
credo però che abbia sottovalutato molte cose. Innazitutto la simpatia
che naturalmente in Italia si provava verso la Polonia. Non solo era
una nazione che aveva riacquistato l'indipendenza da poco, ma aveva
combattutto i nostri stessi nemici e ancora più importante, in un
momento in cui i negoziati erano ancora aperti e si andava affermando
la visione della "vittoria scippata" sarebbe stato magari importante
per la nostra causa, che alla Polonia fossero state concesse terre
"dubbie", tanto per portare ad esempio ciò e indebolire la visione
"Wilsoniana". Ma non è finita: volenti o nolenti, bisogna ricordare
che truppe italiane furono impiegate nel progetto antibolscevico; credo
non sia poco.
Per concludere (mi rendo conto di aver toccato mille argomenti e forse
essere statopoco chiaro): io credo che sulla questione intervenga un
forte sentimento anticomunista in primis, ma non solo..anche antirusso
nella percezione incosciente che l'occidente ha sempre avuto di quella
lontana terra. Ed infine, ma non meno importante, intervengono decenni
di storiografia che alla Polonia le ha date "tutte calle" come si dice
a Roma a mò di ringraziamento per il semplice fatto che, nel momento
in cui nasce una nazione rivale delle potenze occidentali (la Germania)
e piu' avanti viene a mancare lo Zar e quindi l'alleato ideale per i
"due fronti" tedeschi e che addirittura viene sostituito dai "mortali
comunisti"..insomma nel momento di piu' incertezza per la potenza
francoinglese, la Polonia abbia agito da fedele amica nell'area, anche
se a mio giudizio essa ha sfruttato la situazione, sia concretamente
che "intellettualmente" (prova ne è anche questa discussione), piu' di
quanto abbia reso.
Piero F.
2006-01-07 14:10:15 UTC
Permalink
Post by d***@jumpy.it
Caro Piero, in effetti la formula da me scelta è abbastanza
"vaporosa". Il fatto è che l'argomento è uno dei più interpretati; e
secondo me invece, uno dei meno interpretabili.
No, io direi piuttosto che è interpretabile secondo comodità :-)
Mi ero occupato, in passato, della guerra russo-polacca come conseguenza
delle discussioni intorno al patto Molotov-Ribbentrop, quello sì fin
troppo interpretato!
Se non si comprende fino in fondo la genesi e lo svolgimento della guerra
russo-polacca di vent'anni prima, quel "patto scellerato" sarà sempre
usato come strumento di propaganda per equiparare la terrificante volontà
di potenza di Hitler, con il semplice desiderio, da parte di Stalin, di
ritornare ai confini del 1914, annullando lo smembramento che tra il 1919
e il 1921 fu operato sulla Russia, in barba ai trattati internazionali.
Obiettivo che Stalin raggiunse a metà del 1940, senza occupare un palmo di
terra che non fosse già appartenuto alla Russia il 1° agosto del 1914.
Qualcuno sostiene che era giusto che alla Russia si togliessero dei
territori, perché *aveva perso la guerra*. Niente di più falso. A
Versailles la Russia non fu dichiarata "perdente", e gli Alleati
imponevano, al contrario, che la Germania sconfitta rispettasse i confini
russi del 1914.
Altri ancora (tra cui l'amico Boraczek) dicono che la Russia aveva
comunque perduto i territori ceduti alla Germania in virtù del trattato di
Brest-Litovsk, un trattato internazionale che aveva pieno vigore. Ma le
condizioni dell'armistizio di Compiègne, 11 novembre 1918, parlano chiaro:

B) Dispositions relatives aux frontières orientales de l'Allemagne.
XII) Toutes les troupes allemandes qui se trouvent actuellement dans les
territoires qui faisaient partie avant guerre de l'Autriche-Hongrie, de la
Roumanie, de la Turquie, doivent rentrer immédiatement dans les frontières
de l'Allemagne telles qu'elles étaient au 1er août 1914.
Toutes les troupes allemandes qui se trouvent actuellement dans les
territoires qui faisaient partie avant la guerre de la Russie devront
également rentrer dans les frontières de l'Allemagne définies comme
ci-dessus, dès que les Alliés jugeront le moment venu, compte tenu de la
situation intérieure de ces territoires.
XIII) Mise en train immédiate de l'évacuation par les troupes allemandes
et du rappel de tous les instructeurs, prisonniers et agents civils et
militaires allemands se trouvant sur les territoires de la Russie (dans
les limites du 1er août 1914).
XIV) Cessation immédiate par les troupes allemandes de toutes
réquisitions, saisies ou mesures coercitives en vue de se procurer des
ressources à destination de l'Allemagne, en Roumanie et en Russie (dans
les limites du 1er août 1914).
XV) Renonciation aux traités de Bucarest et de Brest-Litovsk et traités
complémentaires.
XVI) Les Alliés auront libre accès aux territoires évacués par les
Allemands, sur les frontières orientales, soit par Dantzig, soit par la
Vistule, afin de pouvoir ravitailler les populations, et dans le but de
maintenir l'ordre.

Il testo francese è quello UFFICIALE dell'armistizio. L'art. XV non dà
scampo alcuno ai sostenitori del valore post bellico di Brest-Litovsk.
Quei territori, al limite, restavano a disposizione degli Alleati, e
infatti a Versailles si accennò a Stati che si erano (o si sarebbero)
formati dall'ex impero zarista:

SECTION XIV.
RUSSIA AND RUSSIAN STATES.
ARTICLE 116.
Germany acknowledges and agrees to respect as permanent and inalienable
the independence of all the territories which were part of the former
Russian Empire on August 1, 1914.
In accordance with the provisions of Article 259 of Part IX (Financial
Clauses) and Article 292 of Part X (Economic Clauses) Germany accepts
definitely the abrogation of the Brest-Litovsk Treaties and of all other
treaties, conventions, and agreements entered into by her with the
Maximalist Government in Russia.
The Allied and Associated Powers formally reserve the rights of Russia to
obtain from Germany restitution and reparation based on the principles of
the present Treaty.

ARTICLE 117.
Germany undertakes to recognise the full force of all treaties or
agreements which may be entered into by the Allied and Associated Powers
with States now existing or coming into existence in future in the whole
or part of the former Empire of Russia as it existed on August 1, 1914,
and to recognise the frontiers of any such States as determined therein.

(Il testo è quello inglese UFFICIALE di Versailles: ho anche quello
francese, ma è assolutamente identico, non ci sono dubbi semantici nella
traduzione).
Si potrebbe obiettare che la Polonia era appunto uno degli Stati "now
existing or coming into existence in future", e quindi con pieno diritto
di ritagliarsi una fetta del "former Empire of Russia as it existed on
August 1, 1914". Ma della Polonia si era già occupato l'art. 87, senza
definire il confine orientale, e dunque per il momento la Russia
"massimalista" otteneva la "restitution" di tutti i suoi territori, con
l'esclusione di quelli che erano già riconosciuti come Stati indipendenti:
solo la Finlandia e le tre repubbliche Baltiche, e non altre, come
l'Ucraina e la Bielorussia, le cui dichiarazioni di indipendenza non
avevano raccolto adesioni a Versailles. Perciò Ucraina e Bielorussia erano
considerate, a tutti gli effetti, TERRITORIO RUSSO, in attesa di fissare
un confine.

SECTION VIII.
POLAND.
ARTICLE 87.
Germany, in conformity with the action already taken by the Allied and
Associated Powers, recognises the complete independence of Poland, and
renounces in her favour all rights and title over the territory bounded by
the Baltic Sea, the eastern frontier of Germany as laid down in Article 27
of Part II (Boundaries of Germany) of the present Treaty up to a point
situated about 2 kilometres to the east of Lorzendorf, then a line to the
acute angle which the northern boundary of Upper Silesia makes about 3
kilometres north-west of Simmenau, then the boundary of Upper Silesia to
its meeting point with the old frontier between Germany and Russia, then
this frontier to the point where it crosses the course of the Niemen, and
then the northern frontier of East Prussia as laid down in Article 28 of
Part II aforesaid.
The provisions of this Article do not, however, apply to the territories
of East Prussia and the Free City of Danzig, as defined in Article 28 of
Part II (Boundaries of Germany) and in Article 100 of Section XI (Danzig)
of this Part.
***
The boundaries of Poland not laid down in the present Treaty will be
subsequently determined by the Principal Allied and Associated Powers.
***

CHI doveva decidere sulle frontiere orientali della Polonia? Non i
polacchi, non i russi, ma gli Alleati e loro associati. Ecco perchè il
Foreign Office inglese propose, sei mesi dopo, la Linea Curzon, e i
polacchi erano quindi tenuti ad osservarla - almeno provvisoriamente -
finchè non si fosse trovata un'altra soluzione di loro maggior gradimento,
ma che fosse accettabile anche per i russi. Era l'8 dicembre 1919, quando
venne proposta la Linea Curzon durante una conferenza a Versailles, e sia
pure non accettandola, i polacchi commisero una palese violazione
internazionale quando nell'aprile successivo marciarono su Kiev con
l'intenzione di creare una Grande Polonia federale.
Inglesi e francesi (questi ultimi un po' meno) si indignarono per il
comportamento di Pilsudski, ma entrambi non fecero nulla per costringerlo
al rispetto delle decisioni di Versailles. Solo quando l'Armata Rossa
respinse i polacchi, gli anglofrancesi si prodigarono per cercare una
soluzione negoziata.

===
Nel luglio 1920 la guerra russo-polacca assunse dimensioni di importanza
mondiale. Le armate sovietiche continuavano ad avanzare e i polacchi
sembravano demoralizzati. A1 principio di luglio, i rappresentanti alleati
si incontrarono per la prima volta con quelli tedeschi a Spa, in Belgio,
per discutere la ripartizione delle riparazioni. Alla conferenza
intervenne il nuovo primo ministro polacco, Grabski, il quale parlò quasi
in tono di scusa per il suo paese. Gli fu detto ripetutamente (il 9 e il
10 luglio) che i polacchi dovevano ritirarsi a occidente della linea
Curzon, e che, se lo avessero fatto e i russi si fossero rifiutati di
accettare un accordo basato su questa frontiera, il Consiglio supremo
alleato avrebbe fatto tutto il possibile per aiutare la Polonia. L'11
luglio una nota britannica - alla quale aderì anche la Francia, senza però
parteciparvi, per ragioni tecniche - fu consegnata a Cicerin, il
commissario agli Esteri sovietico: la nota chiedeva un armistizio
immediato con la Polonia concluso sulla base della frontiera etnica. La
conferenza di Spa fornì anche l'occasione per sistemare la frontiera tra i
polacchi e i cechi di Teschen; i polacchi furono sempre convinti di aver
concluso un cattivo affare per quest'ultima frontiera, presi com'erano
dalla guerra con la Russia.

Subito dopo la presentazione della nota britannica, si riunì a Mosca il
secondo congresso della Terza lnternazionale (Comintern). L'avanzata dei
russi in Polonia fu salutata euforicamente come l'avanzata della
rivoluzione mondiale. « La via che ci porta alla conflagrazione
mondiale », proclamò Tuchacevskij, comandante supremo delle forze russe,
« passa sul cadavere della Polonia ». Alla fine di luglio, nonostante le
proteste alleate e quelle di Trotzkij e Stalin, Tuchacevskij guidò le sue
armate al di là della linea Curzon, nella Polonia etnica; lo incoraggiò
invece Lenin che vedeva ancora nella Germania la meta e il premio della
rivoluzione comunista mondiale, che solo una fetida Polonia divideva dai
russi. Sempre alla fine di luglio arrivarono a Varsavia alcuni alti
ufficiali alleati, con l'incarico di consigliare e di assistere i
polacchi; il personaggio più illustre era il generale francese Max
Weygand, già braccio destro del maresciallo Foch. Weygand coi suoi
ufficiali si mise a disposizione del capo di stato maggiore polacco.

Tra il 4 e il 6 agosto ebbero luogo a Londra conversazioni anglo-russe in
cui si discusse la possibilità di una tregua tra russi e polacchi. Lloyd
George accusò i russi di ipocrisia per l'invasione della Polonia etnica e
ordinò alla marina britannica di porre nuovamente il blocco alla Russia.
Kamenev, il principale rappresentante dei bolscevichi, si lamentò con
Lloyd George di Millerand, un tempo suo professore a Parigi e ora primo
ministro di Francia. Questi, disse Kamenev, mandava aiuti a un altro
generale antibolscevico, Vrangel, che si preparava ad agire contro i
sovietici.

L'8 agosto i francesi vennero a Hythe per conferire con gli inglesi e
Millerand si fece portavoce dei sentimenti filopolacchi e antisovietici,
molto più forti in Francia che in Gran Bretagna, Finalmente, nella notte
tra il 9 e il 10 agosto, si convenne sulle condizioni di una tregua
russo-polacca ; l'11 le delegazioni di pace dei due paesi si incontrarono
a Minsk. E benché accettassero di rettificare in due punti la linea Curzon
a favore della Polonia, i russi chiesero che si ponessero dei limiti
all'esercito permanente polacco e che si costituisse una milizia operaia:
espediente di marca comunista, questo, che Pilsudski e i suoi generali non
avrebbero mai accettato. Ma non dovevano temere una cosa del genere,
perché in Polonia, nonostante le gravi ingiustizie sociali, non c'era
ombra di comunismo. Moltissimi operai polacchi erano socialisti patrioti ;
la gran maggioranza della popolazione era costituita da contadini che
erano ferventi patrioti. Ma, in ogni modo, alla metà di agosto Pilsudski
la pensava diversamente.

A Hythe, intanto, 1'8 agosto, francesi e inglesi consideravano
l'eventualità di una distruzione della Polonia. Il 3 agosto, con gli
eserciti russi a una ventina di chilometri, l'ambasciatore britannico Sir
Horace Rumbold ebbe ordine di lasciare Varsavia per Posen (o, in polacco,
Poznan). Il 6 agosto, però, Weygand e i generali polacchi avevano deciso
di contrattaccare. Le truppe polacche, tradizionalmente abituate alla
sconfitta, capirono, secondo Rumbold, di avere alle spalle una « mente
maestra » e ripresero coraggio. Difatti, il 16 agosto contrattaccarono di
sorpresa le linee sovietiche, che ora si erano di molto allungate, e
respinsero i russi facendo migliaia di prigionieri.
Il 24 agosto Rumbold scrisse a Curzon : «E' la ripetizione della sconfitta
dei turchi sotto le mura di Vienna, nel 1683»
===
[Elizabeth Wiskemann, "La guerra russo-polacca", in History of the 20th
Century, a cura di AJP Taylor e JM Roberts]

Da questa ricostruzione (una delle più obiettive che abbia letto
sull'argomento) risulta chiaramente che il rispetto della Linea Curzon
premeva molto di più agli anglofrancesi, quando i polacchi stavano per
soccombere: ma prima e dopo quel difficile frangente, la Polonia non fu
mai minacciata di sanzioni per non averla rispettata, né la Marina inglese
pose il blocco sui porti polacchi...
Post by d***@jumpy.it
Qui c'è da dirimere una cosa: che cosa porta nell'ambiente
storiografico a vedere la Polonia sempre e comunque con
occhio benevolo, per usare un eufemismo.
Ecco, qui sta il punto. Superficialmente, si può pensare che la sua
funzione di baluardo contro il bolscevismo sia la chiave di questa
indulgenza. Ma in realtà la simpatia per la Polonia aveva radici antiche,
addirittura dalla sua scomparsa attraverso tre successive spartizioni. Per
il movimento ottocentesco del romanticismo, tutto ciò che era polacco
assumeva una valenza tragica e struggente (buona parte del merito è di
Chopin...), e i tentativi rivoluzionari, affogati nel sangue dagli zar,
erano quanto di più "nobile" e insieme "inutile" si potesse immaginare. La
quintessenza del romanticismo, insomma...
Non stupisce perciò che, dei 14 punti di Wilson, il tredicesimo fosse
dedicato espressamente alla rinascita della Polonia come nazione. Anche
contravvenendo a ogni logica bellica!
Post by d***@jumpy.it
Non solo era una nazione che aveva riacquistato l'indipendenza
da poco, ma aveva combattutto i nostri stessi nemici
Vedo che la generale simpatia storiografica per la Polonia è riuscita a
confondere le idee anche a te :-)
I polacchi NON combatterono i nostri stessi nemici! Al contrario,
combatterono al loro fianco, CONTRO la Russia, e dunque contro gli stessi
Alleati che poi si prodigarono a favore della Polonia! L'unico esempio che
conosca, dell'assurdità di schierarsi dalla parte sbagliata, e nonostante
la sconfitta dei propri alleati, essere trattati da vincitori...
Mah. Nel 1914 lo Zar promise l'indipendenza alla Polonia, se avesse
partecipato alla guerra al suo fianco (non dimentichiamo che la Polonia
era un regno diverso dalla Russia, con a capo lo Zar, ma con un proprio
parlamento), e mentre il partito nazionalista era favorevole ad accettare,
quello socialista di Pilsudski preferì schierarsi con la Germania per
*strappare* l'indipendenza allo Zar, anziché riceverla come *concessione*.
Slancio romantico, da far andare in sollucchero gli estimatori del
romanticismo polacco :-)
La maggioranza dei polacchi seguì Pilsudski, e dunque per gli Alleati i
polacchi dovevano essere trattati dapprima da NEMICI, e poi da sconfitti.
E' pur vero che Pilsudski, alla fine del1917, tolse l'appoggio ai tedeschi
che si rifiutavano di riconoscere l'indipendenza polacca da lui proclamata
in seguito alla rivoluzione russa, e che fu internato in campo di
concentramento. Ma le truppe polacche erano rimaste a disposizione dei
tedeschi durante tutto il 1918, e dunque avrebbero dovuto subire la stessa
sorte dei loro alleati.
Invece, non solo ebbero l'indipendenza e il possesso di territori
strappati alla Germania ex alleata, ma pretesero anche di ingrandirsi a
spese della Russia, che aveva combattuto dalla parte "giusta", finché
aveva combattuto...
Una vera assurdità, che solo l'infatuazione romantica per la Polonia può
spiegare, visto che la sua eventuale funzione antibolscevica era ancora
prematura, nel 1918-19.
Post by d***@jumpy.it
Per concludere (mi rendo conto di aver toccato mille argomenti e forse
essere stato poco chiaro)...
Effettivamente metti troppa carne al fuoco. Sono d'accordo sulla
maggioranza delle cose che dici, alcune sarebbero da rivedere, ma si
rischia un'eccessiva dispersione. Magari se ne potrà discutere più avanti,
nel prosieguo del thread.
Post by d***@jumpy.it
io credo che sulla questione intervenga un forte sentimento
anticomunista in primis, ma non solo..anche antirusso
nella percezione incosciente che l'occidente ha sempre avuto di quella
lontana terra.
Sull'anticomunismo nulla di eccepire. Ha sostituito le "ragioni" della
Polonia, una volta esaurite quelle di derivazione romantica (e il
comportamento di Pilsudski affrettò il crollo delle illusioni degli ultimi
romantici), e noto che queste *nuove* ragioni sono tuttora ben radicate in
coloro che detestano il comunismo visceralmente, al punto di arrampicarsi
sugli specchi per trovare giustificazioni ai polacchi (mentre gli stessi
polacchi, come dimostra Boraczek, non hanno bisogno di detestare il
comunismo per arrampicarsi sugli specchi: semplicemente non possono
ammettere che la storia patria li collochi nel torto. E non succede mica
solo a loro...)
Quanto ai sentimenti antirussi prima ancora che anticomunisti, credo che
essi abbiano origine nella seconda metà dell'Ottocento, per via del
fallimento delle rivoluzioni liberali in quel Paese, e della mancata
ascesa della borghesia. Il regime dello Zar, autocratico e dispotico come
ce ne erano altri nel mondo, divenne però il simbolo stesso dell'ancien
régime, dell'arroganza dell'aristocrazia, dell'ottusità politica.
Se invece di una rivoluzione proletaria, nel 1917 fosse avvenuta una
rivoluzione borghese (o meglio: se avesse avuto successo, perché quella di
Kerenskij, in febbraio, era appunto una rivoluzione borghese), credo che
le simpatie per la Russia sarebbero ritornate, e anche la disputa con la
Polonia si sarebbe svolta in ben altro contesto, e con diversi criteri di
"arbitraggio".

--
Piero F.

Piero F.
2006-01-06 18:01:41 UTC
Permalink
Credo opportuno riportare qui i due interventi di Luca, apparsi in ICS a
causa di problemi tecnici che gli impediscono di accedere a ICSmoderato.
E' opportuno, secondo me, perché molti frequentatori del presente ng non
frequentano - e non vogliono frequentare - il malfamato ICS, e tuttavia
ciò che ha scritto Luca è di una certa importanza per comprendere la
vicenda russo-polacca.

========
Vedo che nel frattempo la discussione si è
allargata -com'era inevitabile- al ruolo polacco nelle fasi precedenti la
II° GM, ma per ora ripropongo il mio intervento sotto un'altra luce,
ovvero
le radici delle rivendicazioni polacche dopo la grande guerra.
Come sappiamo tutti la ricostituita Polonia veniva concepita, in
certi ambienti nazionalisti, come una Polonia pre 1772, ma questo
a "Versaglia" non si poteva certo dire.
La fonte che voglio riproporvi è un annuario geografico
italiano edito nell'anno di grazia 1920 ma con dati riferiti al 1919.
Cercherò di riportare le parti più interessanti estrapolate dalla voce
"Polonia". Ovviamente la fonte risente del residuo odio anti tedesco, per
cui si capisce che i polacchi hanno "mirabilmente resistito ai brutali
tentativi di germanizzazione" (da che pulpito poi! Cosa combineremo
noi poco dopo nelle terre "irredente"?), ma nel complesso è
un'interessante
testimonianza vista con il senno..di allora. Iniziamo pure.

Si parte con una breve rassegna storica della sfortunata nazione, con
accenni abbastanza generici anche agli ultimi fatti (ultimi ovviamente nel
1919) per concludere che "non conoscendosi oggi se non in parte i confini
della nuova Polonia sarà utile premettere una breve rassegna dei territori
etnicamente polacchi" Vedremo però che non si parlerà solo dei territori
*etnicamente polacchi*

1. Polonia russa o governatorati della Vistola (circa 12.000.000 abitanti
nel 1911). La percentuale di polacchi nella maggior parte dei
governatorati
supera l' 80% ed anche il 90%; eccezionalmente scende sotto il 75% come
nelle isole linguistiche di Lodz e Varsavia, nei territori sulla sinistra
del Bug o nella parte settentrionale del governatorato di Suvalki. Si ha
quindi una stima di 9.000.000 circa di polacchi a cui aggiungere gli ebrei
(14%) che però parlano un dialetto corrotto tedesco. Il rimanente 11% va
diviso tra ucraini (lungo il Bug), lituani e russi (del governatorato di
Suvalki)
2. Galizia è completamente polacca nella sezione occidentale fino al San;
ad
occidente del fiume i polacchi sono minoranza eccetto che nelle isole
linguistiche di Leopoli, Tarnopol e Zlociov. Qui i polacchi costituiscono
comunque la parte socialmente dominante della popolazione. Nel 1910
polacchi
al 58.6%, ruteni al 40.2% altri 1.2%
3. Slesia superiore o distretto di Oppeln E' soggetta a plebiscito
eccettuati i circondari occidentali di Grottkau, Falkenberg e Neisse
rimasti
alla Germania in quanto interamente tedeschi. Nel territorio rimanente i
polacchi sono maggioranza ad oriente dell'Oder, nonostante alcune isole
linguistiche tedesche poste nei maggiori centri minerari ed industriali
(tipo Kattowitz ed Oppeln); ad occidente dell'Oder hanno maggioranza
assoluta polacca i circondari di Kosel e Neustadt, relativa quello di
Ratibor. Slesia superiore ufficiale = 58% polacchi
4. Posnania La parte ceduta alla Polonia è compattamente polacca tranne
forti nuclei tedeschi (Fraustadt, Bentschen, Bromberg in particolare)
Posnania ufficiale 62/69% polacca
5. Prussia occidentale In parte è soggetta a plebiscito, in parte rimane
alla Germania, in parte costituisce lo stato di Danzica. I territori
rimanenti sono in maggioranza polacca (credo si intendano quelli ceduti
dalla Germania a titolo definitivo , nota di Luca). Totale nel complesso
di
polacchi in tutta la Prussia occidentale 35%
6. Distretto di Allenstein e circondario di Olezco Costituiscono la
sezione
meridionale della Prussia orientale e sono soggetti a plebiscito. Sono
abitati da polacchi e masuri, questi ultimi con una parlata affine al
polacco. Nelle zone meridionali i polacchi superano il 75%, in quelle
settentrionali il 50% ma nelle città i tedeschi sono maggioranza
7. Russia fuori dalla Polonia del congresso Contiene l'isola linguistica
di
Vilna con maggioranza polacca tra lituani a nord e russi a sud. Minoranze
polacche vivono in tutti i territori adiacenti, ovvero nei governatorati
di
Minsk, Covno, Vitebsk, Mogilev ,nella Volinia e Podolia occidentale.
Sommate
queste minoranze raggiungono circa 700.000/750.000 individui.

In totale viene quindi presentato questo prospetto della Polonia, in base
alle sezioni riportate sopra
Allenstein ed Olezco 12026 KM2
Prussia occidentale 25556 KM2
Posnania 28993 KM2
Slesia superiore 13230 KM2
Slesia di Teschen 2282 KM2
Galizia 78496 KM2
Polonia russa ("del congresso") 127317 KM2
Vilna e Grodno 79487 KM2
Totale = 367387 KM2

Tuttavia è interessante notare il memoriale presentato dalla delegazione
polacca alla conferenza di pace di Parigi. Ecco la lista dei territori
rivendicati:
- Rivendicazioni sulla Germania 86455
- Polonia russa (senza la parte settentrionale di Suvalki) 119.300 KM2
- Rivendicazioni sulla Russia (comprendenti all'incirca il territorio
situato tra Polonia russa ed il 27°/28° long. Est di Gr., ossia parte dei
governatorati di Minsk, Vilna, Grodno,Volinia, Podolia) 172.491 KM2
- Galizia 78497 KM2
- Teschen 1750 KM2
- Rivendicazioni sull'Ungheria 3000 KM2
- Totale del memoriale = 461493 KM2
Alcuni dati balzano all'occhio: intanto la clamorosa sproporzione tra la
Polonia vagheggiata dal memoriale e la Polonia per il momento ricostituita
(233.550 KM2), inoltre l'occhio più smaliziato avrà notato la
rivendicazione
di Teschen, che però poi passerà alla Cecoslovacchia e verrà incluso nel
pacchetto di smembramento della Cecoslovacchia a fine anni '30; ma è anche
interessante notare che la Polonia che ci si presenta nel 1939 rappresenta
una via di mezzo tra quanto preteso e quanto realmente ottenuto: abbiamo
infatti una superficie di 388634 KM2 con ampie zone a forte maggioranza di
ruteni (Volinia, voivodato di Stanislawow) o perlomeno a forte presenza di
ruteni e russi bianchi (Tarnopol, Leopoli, dove i ruteni sfiorano il 40%,
mentre i russi bianchi variano dal 15 al 37% nei voivodati di Nowogrodek,
Vilna, Bialistok). Della "grande Polonia" abbiamo un totale di 68.9% di
polacchi, un 10% di ucraini, un 8.6% di ebrei ed un 3.2% di russi bianchi
più poi tedeschi ecc.ecc. Per cocludere noto che nella cartina allegata
del
1919 per "Polonia" si intende ovviamente solo quella riconosciuta a
Parigi,
mentre la frontiera orientale è indefinita (viene riconosciuta come
Polonia
la parte ad ovest della linea Lida - Covel - Dubno, attualmente tra
Ucraina
e Belorussia; il resto è classificato come "Russia")

Tutto questo per dire cosa? Che naturalmente il problema che poi si
presenterà, ovvero il desiderio di espansione ad oriente della Polonia,
era
già prevedibile sin dalla conferenza di pace; il fatto come solito può
essere visto in diverse modalità visto che se prendiamo come ultima
Polonia
libera (quindi precedentemente alle aggressioni russo-prusso-austriache
del
XVIII secolo), allora possiamo dare fondatezza alle rivendicazioni post
belliche polacche ma naturalmente questo cozzava con il principio di
nazionalità che Wilson aveva difeso con grande decisione. Solo il
desiderio
di arginare la possibile marea bolscevica (desiderio reso più acuto dal
tentativo offensivo portato dall'armata rossa a seguito dell'invasione
polacca) consentirà ai polacchi di ottenere legittimazione giuridica alla
loro espansione in territori dove essi rappresentavano solo ed
esclusivamente minoranze.
Ciao!!!
Luca
Piero F.
2006-01-06 18:04:22 UTC
Permalink
Ecco il secondo intervento di Luca in ICS:

===========
Tento un intervento anche sulle vicende del 1919/21: sappiamo che ancora a
metà Marzo del '19 in Polonia operava una commissione incaricata di
definire
i confini orientali. Ora, come già letto su questa discussione, la
situazione in Russia era piuttosto fluida essendo ancora in corso la
guerra
civile tra "bianchi" e "rossi". Converrete con me che per la Polonia, che
aveva visto scomparire uno dei suoi tre carnefici (l'impero asburgico),
fortemente ridimensionato e di fatto ridotto all'impotenza l'altro
carnefice
(il reich) si offriva la golosa occasione di levarsi di torno anche il
terzo
carnefice, ovvero la Russia. Pilsudsky non si fece certo scappare
l'occasione, e riesumò per certi versi alcuni pilastri della politica
orientale degli Jagelloni: in particolare prese corpo l'idea di costituire
un "cordone sanitario" di stati staccati dall'impero russo. Stati
ovviamente
legati alla Polonia che fungessero da barriera contro l'antico (e futuro)
oppressore. Proprio per realizzare questo piano l'esercito riceve l'ordine
in Aprile di occupare Vilna, sede di una repubblica socialista lituana
assai
invisa ai polacchi locali. Il 21 Aprile sappiamo che l'esercito polacco
entra a Vilna..e non si ferma! Nel Luglio l'avanzata prosegue verso Minsk,
Lutsk e Pinsk occupate alla fine dell'estate. La Polonia raggiunge
praticamente la linea del '72! Del resto a fronteggiare i circa 200.000
polacchi non vi sono che 45.000 bolscevichi essendo l'armata rossa
impegnata
contro i "bianchi". In ogni modo il disegno di Pilsudsky , ovvero dare
vita
ad una confederazione comprendente Lituania, Belorussia ed Ucraina sembra
quasi realizzarsi visto il presunto collasso russo. Da qui il discorso di
Vilnius dove Pilsudsky rievoca i tempi d'oro del regno polacco - lituano,
e
da qui anche la presenza a Minsk e Pinsk dove,ahiloro, i polacchi sono
però
visti come invasori nonostante si pretendesse gratitudine da parte dei
russi
bianchi per la scappatoia che gli si offriva dalla gabbia bolscevica che
si
profilava all'orizzonte. Possiamo condannare il sagace politico polacco
per
questo? Forse, ma per la Polonia il problema delle frontiere orientali
c'era, e la soluzione federativa sembrava l'unica via percorribile
all'epoca.

[Piero F.]
Le autonomie venivano concesse con larghezza dai bolscevichi, a patto che
restassero nell'ambito di repubbliche sovietiche. Le indipendenze vere e
proprie furono strappate alla Russia coi denti, grazie alla pressioni
<internazionali. Con l'eccezione di Polonia e Finlandia, che furono
riconosciute immediatamente, perché erano legate alla Russia solo
attraverso la figura dello Zar, e dunque non appartenevano alla "Grande
Madre". Ma se fosse dipeso dai nazionalisti Bianchi, dubito fortemente
che
avrebbero mollato un metro di terra...
[Luca]
Ed hai ben donde di dubitare: lo stesso Pilsudsky aveva sondato Denikin in
merito ai suoi piani ma i colloqui avevano palesato l'assoluta mancanza di
cedimenti da parte russa (missione Karnicky del Settembre 1919). Insomma,
chiunque si rendeva conto che se i bianchi avessero vinto la guerra
civile,
prima o poi avrebbero saldato i conti con la Polonia. Aggiungiamo che
davanti ad una Russia "rossa" la Francia avrebbe certamente portato
l'aiuto
che invece difficilmente avrebbe concesso contro una Russia zarista.
d***@jumpy.it
2006-01-02 15:30:04 UTC
Permalink
Ciao. Intervengo per riportare qui le citazioni adoperate per
argomentare la mia tesi durante la precedente discussione in altro
"ng": cioè che la guerra Russo-Polacca, nonostante il periodo e il
luogo fossero allora in preda ad un caos estremo, è un'aggessione
della neonata Polonia senza giustificazioni di sorta siano esse
etniche, politiche o quant'altro.
Aggiungo alle citazioni portate nella discussione su Wilkypedia due
mappe che ho aggiunto sul web, per dare un'idea piu' chiara e
rispetto alle citazioni vere e proprie, una nuova e l'ampliamento di
quella estrapolata dal volume del Cinnella. Inoltre, per capire bene il
periodo (e comunque a prescindere è uno scritto veramente ottimo)
dovrei riportare un capitolo intero intitolato "Il problema
Ucraino" che approfondisce la struttura sociale ed etnica
dell'Ucraina di quegli anni. Non so se lo riportero' (magari
domani) innanzitutto per la mole del lavoro e poi perché non vorrei
annoiare, anche se ritengo, che se volesse intervenire qualche esperto
di diritto internazionale o che comunque voglia cercare insieme a noi
di districare tale periodo, potrebbe solo che trovare comodo leggere
tale testimonianza.
Le testimonianze sono quasi tutte integrali e nonostante vari punti di
vista, mi sembra convergono tutte su chi intraprese l'iniziativa.
L'ultima citazione, quella aggiunta di recente alle altre, è
interessante notare le proposte diplomatiche intercorse tra i due
paesi, usate e sfruttate dalkla Polonia a suo uso e consumo.
Interessante anche che l'autore scrive di come non ci fù alcuna
alleanza tra Ucraini e Polacchi e anzi questi ultimi respinsero una
proposta in tal senso. Ciò secondo me cancella ogni dubbio anche sulla
pretesa di un aiuto al popolo ucraino.
Mi scuso per la lungaggine.

Le Mappe.

Generale, per avere idea.

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La linea Curzon

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Le citazioni



Tra la fine del '18 e l'inizio del '19, non solo si era ridata vita a
una repubblica sovietica ucraina (la « repubblica popolare »,
proclamata dai bolscevichi alla fine del '17, era finita col trattato
di Brest) con un suo « governo provvisorio operaio-contadino » e, a
partire dal marzo '19, con una sua Costituzione: erano state create
repubbliche sovietiche anche per l'Estonia (anzi l'Estlandia, come la
si chiamò in un primo tempo), la Lettonia, la Lituania, la Bielorussia
(queste ultime due si unirono nel febbraio '19). Il governo di Mosca
aveva riconosciuto a tutte la loro indipendenza. Una repubblica
sovietica autonoma esisteva dalla primavera del '18 nel Turkestan, ma i
suoi collegamenti con Mosca erano in quei tempi saltuari per le alterne
vicende della guerra civile sul fronte orientale.[....] Ben piu'
complesse erano le cose in Ucraina. Ma anche qui il debole
nazionalismo, supportato dai pochi nobili dell'area, dopo aver cercato
il supporto tedesco, sollecito' il sostegno francese: quando neanche
questo fu' sufficiente, fini' col volgersi verso la Polonia. Diventata
appena indipendente, questa fece avanzare le proprie ancor deboli
truppe militari in Bielorussia.[....] Lo stato polacco appena risorto
aveva dato prova di grandi ambizioni territoriali, ricercando non le
frontiere etniche della nazione, ma gli spazi assai piu' grandi che
esso aveva controllato secoli prima durante la maggiore sua espansione.
Non incoraggiato nemmeno dai governi antibolscevichi occidentali, il
governo polacco era ripiegato su un'ipotesi di egemonia entro un gruppo
di stati, che avrebbe compreso Ucraina e Lituania. Fu fatto a queste
condizioni un accordo con i nazionalisti ucraini di Petljura. Per
questi fu la fine politica poichè i grandi terrieri polacchi erano in
Ucraina oggetto di un odio che aveva dato in passato al nazionalismo
ucraino un'impronta piu' antipolacca che antirussa; ora grazie
all'intesa con i polacchi, il partito nazionalista ucraino vedeva
definitivamente svanire la speranza che la popolazione lo seguisse.
L'aggressione polacca porto' inoltre ai bolscevichi tutta una serie di
nuovi consensi patriottici e addirittura l'offerta di servizi da parte
di vecchi e noti Generali Zaristi.

Giuseppe Boffa "Storia dell'Unione Sovietica vol I" 1978 Mondatori pag
143-144-145




Le sue (Colonnelo Beck Ministro degli esteri polacco dal 1935 al 1939
ndr) relazioni con l'URSS erano sempre state cattive, fin dal 1920,
quando la Polonia aveva attaccato la Russia, indebolita dalla guerra
mondiale e dalla guerra civile, dando origine ad un selvaggio
conflitto. In seguito a questa guerra (Russo-Polacca ndr), la Polonia
aveva spostato i suoi confini orientali di 150 miglia oltre la linea
etnografica di Curzon, a spese dell'URSS; con la nuova frontiera
quattro milioni e mezzo di ucraini e un milione e mezzo di russi
bianchi passarono sotto il dominio polacco. I confini orientali
polacchi dunque erano intollerabili sia per la Germania che per l'URSS;
fatto questo di cui evidentemente le democrazie occidentali e la stessa
Polonia non tennero conto quando Berlino e Mosca cominciarono a
riavvicinarsi nell'estate del 1939.

William L. Shirer "The rise and fall of the Third Reich" 1959 pag 521



«Sondare con le baionette»: la guerra russo-polacca e le origini
dell'imperialismo sovietico
Nei giorni in cui si svolgeva il secondo congresso
dell'Internazio¬nale comunista, l'esercito della Russia sovietica
marciava in direzione di Varsavia. I travolgenti successi dell'armata
rossa, evidenziati quotidianamente mediante lo spostamento d'apposite
bandierine su una grande mappa geografica collocata nella sala delle
riunioni, riempi¬rono d'entusiasmo i delegati stranieri e d'orgoglio
gli ospiti russi. Si spiega così il gesto teatrale dell'italiano
Giacinto Menotti Serrati, il quale volle farsi interprete del
sentimento generale proponendo un messaggio di saluto ai «fratelli»
della «gloriosa Armata Rossa», la cui «guerra contro i nobili
polacchi è la guerra più giusta che la storia abbia mai conosciuto»,
perché combattuta «non solo per gl'interessi della Russia sovietica,
ma anche per gl'interessi dell'intera umanità lavoratrice, per
l'Internazionale comunista».
Sulla guerra russo-polacca della primavera-estate 1920 è stato scritto
moltissimo e, come sovente accade, si sono dati giudizi
con¬trastanti.Se anche noi qui ce ne occupiamo, è perché alcuni
documenti da poco venuti alla luce permettono di rivedere
l'interpretazione tradizionale circa la condotta e i pensieri del
gruppo diri¬gente bolscevico in quell'occasione. Senza affrontare la
vexata quaestio delle ragioni che spinsero il governo del generale
Pilsudski a intraprendere, il 25 aprile, l'offensiva contro la Russia
sovietica, basterà ricapitolare sommariamente i ben noti sviluppi
successivi. Dopo le prime folgoranti vittorie, culminate il 6 maggio
nella conquista di Kiev, l'esercito polacco fu fermato dalla
controffensiva sovietica, nella quale si distinsero il giovanissimo
generale Michail N. Tuchacevskij e la famosa armata a cavallo del
maresciallo Semèn M. Budènnyj. Il carattere di guerra nazionale per
la difesa della patria, assunto dal conflitto, indusse molti ex
ufficiali zaristi (tra cui il generale Aleksej A. Brusilov, l'artefice
dell'offensiva russa in Galizia del 1916)) a collaborare con l'armata
rossa e con il governo sovietico. Nonostante il contemporaneo
rinfocolarsi della guerra civile (in seguito all'offensiva lanciata
nella Russia meridionale dal barone Pètr N. Wrangel, il successore
dello sconfitto Denikin), tra la fine di giugno e l'inizio di luglio
l'armata rossa riuscì a respingere gl'inva- sori polacchi e ad
attestarsi nei pressi della frontiera orientale della Polonia. La piega
presa dagli eventi bellici provocò il diretto inte¬vento della
diplomazia occidentale, la quale, attraverso una nota inviata l'il
luglio dal ministro degli Esteri inglese George N. Curzon, invitò la
Russia bolscevica a non superare il confine orientale della Polonia
fissato dopo la prima guerra mondiale (la cosiddetta «linea Curzon»).
Ma il governo sovietico, con la risposta redatta il 17 luglio dal
commissario del popolo per gli affari esteri Georgi] V. Cicerin,
respinse ogni ingerenza straniera e diede generiche assicurazioni circa
le proprie intenzioni pacifiche, dichiarandosi favorevole a ne¬goziati
diretti tra Russia e Polonia e pronto alla conclusione d'una pace che
tenesse nel debito conto, «assieme agl'interessi e alle aspirazioni
delle masse lavoratrici russe, solo gl'interessi e le aspirazioni delle
masse lavoratrici polacche».126
Che cosa volesse significare una tal formula, insolita in una nota
diplomatica, è ora chiaro dopo la pubblicazione d'un importantissimo
discorso leniniano, che tra poco dovremo rammentare e analizzare.
Proseguiamo intanto nella veloce narrazione delle ulteriori vi¬cende
della guerra russo-polacca. La risposta negativa alla nota Curzon
segnò l'inizio d'una nuova fase del conflitto, contraddistinta dalla
decisione sovietica di continuare e accelerare l'offensiva militare
contro la Polonia. Un consolidato luogo comune vuole che Lenin sia
stato il più fervido e tenace assertore della marcia su Varsavia
contro il parere di Trockij, avverso a quella che si configurava come
una pe¬ricolosa avventura.127 In codesta versione dei fatti c'è,
senza dubbio, un grano di verità. Ma le posizioni nel campo bolscevico
furono, al¬lora, assai meno discordi di come la storiografia
occidentale (nella scia dell'autobiografia di Trockij) le abbia finora
presentate. Il capo dell'armata rossa si mostrò dapprima riluttante,
per ragioni d'opportunità diplomatica e militare, a respingere
pregiudizialmente qualsiasi mediazione straniera e a proseguire le
operazioni belliche fuori del territorio russo. Nondimeno, egli non
solo non s'oppose alla controffensiva sul suolo polacco, ma, una volta
cominciata l'impresa, vi s'impegnò a fondo e con convinzione. Ne è
prova sicura, tra l'altro, un messaggio segreto da lui inviato ai
responsabili politico-militari e al comitato centrale in data 13 luglio
(dunque, quando si stava anco¬ra decidendo sulla risposta da dare a
Curzon) ,128 Qui egli non solo si mostrava sospettoso della mediazione
dell'Intesa («dal punto di vista militare bisogna attendersi un nuovo
flusso d'aiuti alla Polonia e a Wrangel»), ma suggeriva apertamente
«non già di diminuire, bensì d'intensificare l'attacco per
sbaragliare al più presto la Polonia delle guardie bianche e per
fornire assistenza agli operai e ai contadini pò-lacchi
nell'edificazione d'una Polonia sovietica». Tutte le misure indicate
da Trockij avevano il preciso obiettivo di «contribuire sia alla
nostra rapida avanzata sia alla sovietizzazione della Polonia». La
peculiare sensibilità politica del commissario del popolo per la
guerra s'avvertiva, semmai, nel fermo proposito di debellare
l'incipiente sciovinismo russo con la severa punizione di chiunque
maltrattasse i prigionieri polacchi d'estrazione operaia e contadina
(«futuri soldati dell'armata rossa polacca»), con l'uso intensivo
della lingua polacca nell'attività di propaganda in Polonia, e con
altrettali accorgimenti. Ma, in fondo, anche gli altri capi bolscevichi
- chi più, chi meno -erano consci della necessità di non offender
troppo il sentimento nazionale dei polacchi
Le strepitose vittorie nella guerra contro Pilsudski rinfocolarono nei
comunisti russi le speranze d'una imminente rivoluzione in Occidente.
Come, un anno prima, essi avevano salutato nell'instaurazione della
repubblica dei consigli in Ungheria la prima scossa del terremoto
rivoluzionario in Europa, così adesso, secondo loro, la Polonia
sovietica doveva far da trampolino al comunismo, consentendogli
finalmente di saltare fuori dai confini della Russia e giungere in
Occidente. Che il sogno della rivoluzione mondiale fosse carezzato
anche dai bolscevichi più freddi e realisti, lo mostrano le previsioni
formulate da Stalin in quei giorni, che stupiscono per il loro
irrefrenabile ottimismo. Nei messaggi segreti del futuro ideologo del
«socialismo in un solo Paese», ora venuti alla luce, non trova
riscontro la prudenza da lui allora mostrata nelle dichiarazioni
pubbliche. Alla fine di giugno egli aveva dichiarato ad un giornale
ucraino di giudicare «inopportuni l'atteggiamento fanfaronesco e
l'autocompiacimento, dannoso per la causa, mostrati da taluni
compagni» i quali, non con¬tentandosi della difesa della Russia,
chiedevano a gran voce la «marcia su Varsavia»; e, in un'intervista
uscita sulla «Pravda» dell'I 1 luglio, ripetè quasi con le medesime
parole tale sprezzante giudizio, pur accompagnandolo con l'ovvia
costatazione dei successi dell'armata rossa sul fronte polacco.129
Invece, rispondendo il 13 luglio a Lenin, che aveva chiesto il suo
parere sulla nota Curzon, fu perentorio nel tratteggiare le
implicazioni internazionali della campagna militare in corso: «Io
penso che mai l'imperialismo è stato così debole come adesso, al
momento della disfatta della Polonia, e mai noi siamo stati così forti
come adesso; ragion per cui quanto più fermamente ci com¬porteremo,
tanto meglio sarà sia per la Russia sia per la rivoluzione mondiale».
All'analisi facevano seguito alcuni puntuali consigli ope¬rativi (dei
quali il Politbjuro terrà conto nella risposta ufficiale alla nota
Curzon): Le armate polacche sono in completo sfacelo, i polacchi non
hanno più né collegamenti né direzione, i loro ordini sempre più
spesso cadono nelle nostre mani invece di giungere a destinazione; in
una parola, i polacchi stanno subendo una disfatta dalla quale non si
riavranno tanto presto. Questa situazione, evidentemente, è ben nota a
Curzon, il quale tenta adesso di salvare i polacchi con la sua proposta
di tregua... Lei ha assolutamente ragione nel dire che vogliono
strapparci la vittoria dalle mani. Propongo: in primo luogo, nella nota
di risposta non dare alcuna risposta precisa circa la Polonia,
sottolineare con frasi generiche la volontà di pace della Russia e
dichiarare che, se la Polonia vuole effettivamente la pace, può
rivolgersi diretta¬mente alla Russia. Questo ci farà guadagnar
tempo.130
La vittoriosa guerra contro la Polonia apriva entusiasmanti
pro¬spettive rivoluzionarie nell'Europa centrale e occidentale, come
Sta¬lin precisò in un successivo telegramma a Lenin (datato 24
luglio):
Ora che abbiamo il Comintern, la Polonia vinta ed una più o meno
discreta armata Rossa, ora che per parte sua l'Intesa cerca di ottenere
una tregua a vantaggio della Polonia per riorganizzare e riarmare
l'esercito polacco, creare una cavalleria e colpire di nuovo, magari in
alleanza con altri Stati, in un tale momento e con tali prospettive
sarebbe un peccato non incoraggiare la rivoluzione in Italia. Bisogna
riconoscere che siamo già entrati nell'era della lotta immediata con
l'Intesa, che la politica del bordeggio ha ormai perso la sua
preminente importanza, che adesso noi possiamo e dobbiamo condurre una
politica offensiva (da non confondere con la politica
dell'aggressione), se vogliamo mantenere negli affari esteri
l'iniziativa da poco conquistata... Per questo, all'ordine del giorno
del Comintern bisogna porre la questione dell'organizzazione
dell'insurrezione in Italia e negli Stati non ancora consolidatisi come
l'Ungheria e la Cecoslovacchia (la Romania dovrà essere
sbaragliata)... In breve: occorre levare l'ancora e mettersi in marcia,
prima che l'imperialismo faccia in tempo a rimettere in se¬sto il suo
carro guasto (può ancora risistemarlo per un certo periodo) e pas¬si
lui ad una decisa offensiva.131
Le illusorie certezze, formulate privatamente da Stalin, erano
condivise dall'intero gruppo dirigente bolscevico.132 Ma nessuno di
quei sogni si realizzò nell'estate 1920: la «marcia su Varsavia»
s'arrestò ingloriosamente intorno alla metà d'agosto, alle porte
della capitale po¬lacca, con la battaglia della Vistola, che segnò la
disfatta dell'esercito invasore e l'inizio della controffensiva di
Pifsudski. Dopo lo smacco subito, l'armata rossa iniziò la ritirata e,
incalzata dalle truppe nemi¬che, dovette abbandonare disordinatamente
i territori invasi.133 Ai superbi governanti comunisti, pressati anche
dal generale bianco Wran-gel, fu giocoforza accettare, stavolta da
posizioni svantaggiose, la mediazione straniera e concludere un
armistizio (firmato a Riga il 12 Ottobre), che spostava piu' ad est
la "linea Curzon".

La rivoluzione Russa - Ettore Cinnella 2000 - Pagg da 476 a 483




Negli anni della guerra civile i bolscevichi attraver¬sarono momenti
critici, specialmente nell'estate del 1918 e nell'autunno del 1919, ma
conobbero anche momenti di euforia in cui sembrava che il sogno a lungo
vagheggiato della rivoluzione proletaria mondiale stesse per avverarsi.
La guerra con la Polonia, nella sua prima fase vittoriosa, fu uno di
questi momenti. Lenin diceva: « Tutta la Germania è in ebollizione
mentre le nostre truppe si avvicinano a Varsavia »; e indicava anche
nell'occupazione delle fabbriche italiane, nell'autunno del '20, un
altro segno dell'imminente rivoluzione.
A quel tempo nell'esercito rosso correva lo slogan « vogliamo Varsavia
». « Uno spirito di fiero entusiasmo crociato » scrive lo storico
Chamberlin nella sua Storia della rivoluzione russa « aveva invaso i
comunisti. Essi vedevano già in fantasia gli operai polacchi
inalberare la bandiera rossa su Varsavia, la Polonia sovietica
diventare un ponte di passaggio verso la futura Germania sovietica,
tutto l'edi¬ficio della pace di Versailles crollare sotto i colpi
dell'esercito rosso. » Anche nel campo opposto si vedeva l'avanzata
rossa « come qualcosa di irresistibile, un turbine enorme e mai visto
da cui non c'era riparo ».
Sono parole del generale Pilsudski, il capo dei polacchi e futuro
dittatore fascista della Polonia. Però ancora una volta la realtà
degli avvenimenti doveva smentire sia gli uni che gli altri. Perché,
come i sovietici sognavano la rivoluzione proletaria, i nazionalisti
polacchi sognavano un impero cattolico slavo dell'est. Il Pilsudski,
che ne era il capo, avrebbe voluto costituire con la Polonia, appena
rinata come stato indipendente, un agglomerato di nazioni satelliti,
fra cui l'Ucraina. Nello stesso tempo, in odio ai russi, nemici
tradizionali della patria polacca, avrebbe desiderato di vedere la
Russia ridotta a un piccolo paese, una specie di grandu¬cato com'era
in origine, tagliata fuori sia dal Mar Baltico che dal Mar Nero, e
limitata da ogni parte dai nuovi state-relli indipendenti: a nord,
Finlandia, Lituania, Estonia, Lettonia; a sud, Azerbaigian, Georgia,
Armenia. Per questa ragione, Pilsudski si era rifiutato nell'autunno
del '19 di dare man forte al generale Denikin nell'offensiva contro
Mosca. Il nazionalista Pilsudski diffidava del nazionalista Denikin:
sapeva che una vittoria degli antibolscevichi bianchi non avrebbe reso
possibile la realizzazione dei suoi piani. Sperava invece di riuscirci
coi bolscevichi. Cosi quando il 22 dicem¬bre del '19, e poi ancora il
28 gennaio del '20, il governo sovietico offri a quello polacco di
aprire negoziati di pace, Pilsudski rifiutò. E non c'era alcuna
ragione di dubitare della sincerità di Mosca: in quel momento i
sovietici, im¬pegnati com'erano nella guerra civile e nella
ricostruzione economica, non avrebbero mai iniziato le ostilità con un
altro Paese, anche per non attirarsi le rappresaglie degli alleati. Il
4 febbraio, il comitato esecutivo sovietico indirizzò direttamente un
messaggio al popolo polacco per rassicu¬rarlo sulle sue intenzioni: «
I comunisti russi sono ora assorbiti nella difesa del loro Paese e in
un'opera pacifica di ricostruzione interna. Essi non hanno intenzione
né possibilità di tentare una diffusione forzosa del comunismo in
paesi stranieri. La riorganizzazione della Polonia nell'interesse delle
masse operaie deve essere opera di queste stesse masse. » Sulla
gravità della situazione interna sovietica esiste un altro documento
pubblicato dalla Pravda nello stesso mese, il giorno 26 : « Nelle
città e in alcuni villaggi gli operai ago¬nizzano nelle strette della
fame. Le ferrovie si trascinano appena. Le case crollano. Le strade
cittadine sono piene di rifiuti. Le epidemie (tra cui la sifilide e il
tifo) fanno strage da ogni parte. L'industria è rovinata. » Insomma,
la fine della vita civile. Il « comunismo di guerra » con la
nazionalizzazione forzata di ogni attività industriale e commer¬ciale
non era riuscito ad alleviare la situazione. E per questo Trozki,
invece di fare marcia indietro, come avverrà qualche anno dopo con la
NEP, vorrà forzare ancora il passo: introdurre nell'economia gli
stessi sistemi della guerra. Quin¬di vennero create alcune istituzioni
speciali: « le armate rivoluzionarie del lavoro », « la coscrizione
generale del lavoro », « il fronte dell'economia », il « lavoro
volontario dei giorni festivi », e di conseguenza gli « eroi » e i
« disertori » del fronte del lavoro.
Il Partito seguiva Trozki nel suo nuovo esperimento fissando via via
gli obiettivi da raggiungere: « mobilitazione del proletariato
industriale; servizio obbligatorio del la¬voro; militarizzazione della
vita economica; impiego di unità dell'esercito per i bisogni
dell'economia. » Nella primavera del '20 dunque, al momento del
conflitto con la Polonia, la Russia sovietica era impegnata in questa
gigantesca « battaglia del lavoro », perfino con le sue principali
unità mili tari trasformate in « armate rivoluzionarie del lavoro »,
e non era quindi in grado d'affrontare una guerra, per di più una
guerra nazionale contro un altro popolo. Ma dovette ugualmente scendere
in campo, quando i polacchi, dopo aver posto condizioni inaccettabili
per iniziare trattative di pace, attac¬carono all'improvviso le forze
russe a Zitomir, sulla strada di Kiev, il 25 aprile, e il 6 maggio
entrarono in quest'ultima città. 11 capo nazionalista ucraino
Petljura, che aveva con¬cluso un accordo col Pilsudski, cercò di
aiutare l'offensiva polacca, anche se con scarso successo, perché i
contadini ucraini, più ancora che i bolscevichi, odiavano i « pany
», i nobili terrieri polacchi.
L'attacco polacco fece divampare nella popolazione russa, accanto ai
nuovi spiriti rivoluzionari, anche la vecchia fiamma del nazionalismo
ortodosso. Il generale zarista Brussilov, ex comandante in capo con
Kerenski, capeggiò un movimento di « conversione » dei vecchi
ufficiali e funzionari al nuovo regime. Egli stesso si mise al servizio
di Trozki, commissario alla guerra, che lo aggregò al comando supremo
con compiti consultivi, avendo cura di precisare che i comandanti
del¬l'esercito rosso nelle operazioni contro la Polonia erano i
generali sovietici Tukacevski e Iegorov. Trozki si preoccupò anche di
dare alla guerra un carattere internazionalista e classista. Gli
slogans erano per « la guerra contro i pany » e non. contro il popolo
polacco; e un giornale militare fu soppresso perché aveva usato un
linguaggio « insultante per la dignità nazionale della Polonia ».
Inoltre Trozki, per dare una risposta civile alle atrocità dei
polacchi, che fucilavano i prigionieri, emanò il seguente ordine del
giorno: « Che sia tagliata la mano di quel soldato russo che alza il
suo coltello su un prigioniero di guerra, su un uomo disarmato, sul
malato o sul ferito. » E nello stesso.tempo lanciava i suoi fulmini
contro Pilsudski, « Bonaparte di terz'ordine »: « Non ci può essere
dubbio che la guerra della borghesia polacca contro gli operai e i
contadini ucraini e russi finirà con una rivoluzione operaia in
Polonia. » In questa convin¬zione, Trozki non era solo: era
confortato dalla comune opinione di tutti gli altri capi bolscevichi.
Lenin voleva addirittura « sondare l'Europa con le baionette
dell'esercito rosso ». Il putsch di Kapp a Berlino, stroncato dallo
sciopero generale proprio in quel periodo, marzo del '20, riaccendeva
le speranze dei bolscevichi nella rivoluzione tedesca.
Nonostante la sorpresa iniziale dei polacchi, le sorti della
guerra volsero subito a favore dei russi. I polacchi dovet¬tero
abbandonare Kiev dopo poco più di un mese dalla sua conquista, il 12
giugno, e ripiegare fin sotto Leopoli, inseguiti dalla cavalleria di
Budjonnyi. L'« armata a cavallo » era ormai diventata un formidabile
strumento di guerra: era formata di 16.700 uomini montati, 48 cannoni,
5 treni blindati, 8 autoblinde, 12 aeroplani. La sua rapida cavalcata
attraverso l'Ucraina fin sotto le mura di Leopoli divenne subito
leggenda. D'altro canto, anche l'armata del nord non rimase indietro.
Seguendo « la via napoleonica », il giovane generale Tukacevski
sconfisse i polacchi dinanzi alla Be-resina, in una battaglia durata
tre giorni, e poi scese su Varsavia, conquistando una città dopo
l'altra, sino a oltre¬passare Brest-Litovsk e la linea del fiume Bug.
A questo punto non restava che tentare l'attacco a Varsavia per
in¬staurare i Soviet in Polonia e creare un fatto rivoluzionario in
Europa. « A Varsavia » diceva Lenin « romperemo la crosta della
resistenza borghese con le baionette dell'esercito rosso. » Per la
verità non tutti i capi bolscevichi, e tra questi Trozki e lo stesso
«rivoluzionario polacco» Djerjinski, capo della Ceka, erano tanto
sicuri che le cose sarebbero andate lisce col proletariato polacco. E
infatti quando le truppe rosse attaccarono i sobborghi di Varsavia,
furono accolte dalle fucilate degli operai polacchi. E su questo
scoglio pro¬letario s'infranse l'ondata rivoluzionaria sovietica verso
oc¬cidente.
Nel frattempo, però, le potenze occidentali avevano preso paura
dall'avanzata rossa e cercarono di correre ai ripari. Lord Curzon,
ministro degli esteri britannico, propose il 12 luglio un armistizio
che fissasse la linea di frontiera russo-polacca sul Bug, minacciando
l'intervento alleato nel caso che l'esercito rosso oltrepassasse quella
linea. Anche i polacchi ora imploravano l'armistizio. Ma questa volta
furo¬no i sovietici a rifiutare le trattative di pace: mandarono
indietro i delegati polacchi venuti per trattare, oltrepassa¬rono con
le loro truppe la linea del Bug e istituirono a Bialistok un «
comitato rivoluzionario polacco » destinato ad assumere il potere
nella Polonia sovietizzata. A Mosca, dov'era in sessione il secondo
congresso dell'Internazionale comunista, tutte queste notizie
suscitavano il massimo entusiasmo, soprattutto nelle delegazioni
comuniste straniere.
Ma nel giro di pochi giorni la situazione era destinata a capovolgersi.
Il Pilsudski, facendo appello al sentimento patriottico dei suoi
concittadini e aiutato dal generale francese Wey-gand, riuscì a
organizzare saldamente la difesa della capitale, e in un secondo tempo
a passare al contrattacco. A metà agosto, infatti, l'esercito polacco
operò la prima sortita offen¬siva con un corpo speciale d'attacco:
concentrò il sito sforzo verso la città di Demblin e riusci a
incunearsi fra le armate di Tukacevski a nord e quelle di Iegorov a
sud. I rossi avrebbero fatto in tempo a chiudere la breccia, se alcune
unità dell'esercito meridionale, e specialmente la cavalleria di
Budjonnyj, si fossero mosse con rapidità. Ma un po' per la rivalità
tra i comandanti, alimentata al solito da Stalin, commissario delle
armate del fronte sud e questa volta invidioso di Tukacevski, e un po'
per il ritardo nell'esecuzione degli ordini da parte di Iegorov e
Budjonnyj, il cuneo di Pilsudski scardinò l'intero schieramento
sovietico. I polacchi ripresero Brest-Litovsk il 19 agosto e Bialistok
il 23 e il 27 dello stesso mese a Zamoste riuscirono perfino a
infliggere una dura batosta alla cavalleria di Budjonnyj.
Anche il Petljura, ringalluzzito dai successi polacchi, s'era buttato
con le sue bande sull'Ucraina, e un altro capo¬banda, il Balacovic,
s'era impossessato di Moziz nella Russia bianca; mentre il Wrangel,
uscito dal suo rifugio di Crimea 128 con un esercito ricostituito,
aveva invaso il Caucaso. Il governo sovietico prese atto della
sconfitta molto rea¬listicamente e adottò con la solita spregiudicata
decisione le misure d'emergenza, che furono due: pace con la Polonia,
guerra al Wrangel. Forse, con uno sforzo maggiore, la Russia sovietica
avrebbe anche potuto combattere su due fronti - contava allora su un
esercito di 5 milioni di uomini - ma sfumata la prospettiva
rivoluzionaria in Polonia, non ritenne opportuno continuare una guerra
solo nazionale. Il trattato di pace, stipulato a Riga nell'ottobre, e
che assi¬curava alla Polonia un territorio più grande di quello
contemplato nella « linea Curzon », non accontentò né i bolscevichi
russi né i nazionalisti polacchi, ma sia gli uni che gli altri, ormai
ammaestrati a diffidare dei sogni di rivoluzione o di grandezza,
dovettero accettarlo.

La Rivoluzione Russa -- De Agostini -- 1965 -- Vari autori -- Pagg da
428 a 432 --
d***@jumpy.it
2006-01-03 08:24:44 UTC
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Sono cronologicamente invertiti (i miei messaggi) è chiaro.::)
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